Jacques Derrida, Stati canaglia, Raffaello Cortina Editore, Milano 2003; e per riprendermi un po' di Camilleri (si', solo ora: prima non ho avuto voglia); Benny Morris, Vittime, Rizzoli, Milano 2001; Abraham B. Yehoshua, L'amante, Einaudi, Torino 1995; Art Spiegelman, Maus, Einaudi, Torino 2000 (-esima rilettura); Amos Oz, Contro il fanatismo, Feltrinelli, Milano 2004: Edward W. Said, La questione palestinese, Gamberetti, Roma 2001; Tom DeMarco & Timothy Lister, Peopleware, Dorset House, NY 1999.
Non voglio leggere
La forza della ragione di Oriana Fallaci (e Lia spiega benissimo perche')
Non ho tempo e non ho ancora le idee chiare; ma ci stavo gia' pensando dal giorno dopo le elezioni americane -- e un commento dell'ottimo Alessio Bragadini al post di ieri mi ha indotto a ulteriori riflessioni. Ci tornero' con calma e con un po' di approfondimento. Ma intanto voglio dirlo: credo che sia il momento di rispolverare una certa arroganza delle buone ragioni, anziche' cercare di venire a patti con le cattive ragioni che vincono. Questo non significa rinunciare a studiare, a capire. Ma significa non perdere di vista il fatto che ci sono casi in cui assai evidentemente la buona ragione sta da una parte -- e il torto, per quanto vincente possa essere -- dall'altra. Vale per Israele, vale per l'America, vale per l'Italia.
"rispolverare una certa arroganza delle buone ragioni": sono con te. Mi schifo "ancora" di un Berlusconi capo del governo(forse perchè non ha limiti la sua riserva di bronzo), nonostante sia, quasi, rassegnato a vedere un popolo ri-eleggere una bella faccia tosta "rassicurante" dall'altra parte dell'Atlantico. P.S. me lo son trovato da solo il tuo blog...
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